Bruno Del Medico
La storia della cultura europea del Novecento offre pochi incontri tanto affascinanti e improbabili quanto quello tra Carl Gustav Jung, psichiatra svizzero e fondatore della psicologia analitica, e Wolfgang Pauli, fisico teorico austriaco, tra i padri della meccanica quantistica. La loro collaborazione, iniziata nel 1932 e durata per più di vent’anni, rappresenta una delle più temerarie esplorazioni dei territori di confine tra psicologia e fisica. Questa singolare collaborazione ha avuto luogo in un’epoca particolarmente drammatica. La collaborazione nasce negli anni Trenta, mentre l’Europa attraversa una crisi profonda: la Grande Guerra ha appena lasciato una pesante eredità di inquietudini. L’evento successivo, la Seconda guerra mondiale, è già preannunciato dagli sconvolgimenti politici e culturali. Il clima intellettuale è però uno dei più fertili mai conosciuti nella storia europea: nuove idee travolgono la fisica, la filosofia, la psicologia. Jung guida un gruppo di studiosi e terapeuti a Zurigo. Egli ricerca una psicologia della profondità capace di spiegare i grandi miti, le religioni e i simboli dell’umanità. Pauli è a Zurigo anche lui, all’Istituto di Fisica, dopo aver contribuito nel 1925 al principio di esclusione che porta il suo nome. Questo principio rivoluziona la fisica atomica.Jung è affascinato dalla scienza ma ne percepisce i limiti, soprattutto nel ridurre la realtà a ciò che è quantificabile. Pauli, uomo di scienza rigorosa ma spirito inquieto, soffre una crisi personale profonda dopo la morte della madre e il fallimento di un matrimonio. Nel 1932 si rivolge quindi a Jung per una consulenza psicoterapeutica. Questo incontro dà il via a un dialogo sorprendente, metà terapeutico, metà filosofico. Di questo dialogo rimangono oltre ottocento lettere, pubblicate anni dopo e oggi lette come un evento storico unico.Jung riconosce in Pauli un interlocutore d’eccezione. Pauli è amico e collega di Einstein, Bohr e Heisenberg, e nel 1945 riceverà il premio Nobel; tuttavia, la sua lucidità scientifica non esclude una sensibilità verso i temi dell’inconscio, della simbologia, del sogno. Infatti, Pauli, stimola Jung con i suoi sogni: visioni popolate da simboli archetipici, mandala, figure alchemiche. Pauli sogna un 'mondo delle ombre' popolato da animali misteriosi, da ruote e croci - immagini che Jung interpreta come segni della ricerca di un equilibrio tra opposti, tra razionalità scientifica e istinto spirituale.Su questa base nasce la teoria della sincronicità, concetto che Jung sviluppa negli anni Quaranta e che definisce per la prima volta in modo completo nel 1952, nel celebre saggio scritto in condivisione con Pauli: 'La sincronicità come principio di connessioni acausali'. La sincronicità descrive la 'coincidenza significativa' tra eventi psichici e fenomeni fisici, eventi collegati non da cause materiali, bensì da significati condivisi. È una teoria che osa mettere in questione il dogma della causalità classica, il pilastro che aveva sorretto la scienza moderna fin da Newton.Nel 1948, nel celebre 'Club Psicologico' di Jung a Küsnacht, Pauli espone le sue idee davanti a una platea assorta: 'C’è un livello, forse, dove la materia e la mente sono due volti di una stessa realtà'. È un’idea che anticipa molti dibattiti odierni sulle neuroscienze, sulle origini della coscienza, sui limiti della conoscenza scientifica.La collaborazione di Jung e Pauli ha lasciato eredità profonde. Ha ispirato studiosi come Marie-Louise von Franz, psicologa analitica e collaboratrice di Jung, e fisici come David Bohm. L’inconscio collettivo, teorizzato da Jung, e i misteri dell’entanglement quantistico continuano a suggerire che le frontiere tra mente e materia siano meno nette di quanto la scienza tradizionale abbia voluto credere.